L'Europa dei mercati reprime brutalmente le proteste sociali

 

 

Blockupy, 249 fermi poi il rilascio pre-elettorale

 

— Jacopo Rosatelli, 15.5.2014 “Il Manifesto”

Bruxelles. Mano pesante della polizia durante la manifestazione contro il summit tra imprenditori e vertici Ue

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La polizia in azione a Bruxelles

«Tur­ba­tiva dell’ordine pub­blico»: que­sta la moti­va­zione dei 249 fermi dispo­sti dalla poli­zia, ieri mat­tina a Bru­xel­les, nei con­fronti di altret­tanti atti­vi­sti. Il motivo? Avere cer­cato di ral­len­tare, con un blocco paci­fico ma non auto­riz­zato, l’arrivo dei par­te­ci­panti allo Euro­pean Busi­ness Sum­mit in corso nella capi­tale belga. Un incon­tro «di ver­tice» fra impren­di­tori e alte sfere delle isti­tu­zioni Ue, che serve a discu­tere le imman­ca­bili «stra­te­gie» per ren­dere il Vec­chio con­ti­nente «più com­pe­ti­tivo». Tra­dotto: ancora più libe­ri­sta di quanto già non sia. Ad orga­niz­zarlo, Busi­nes­seu­rope, una sorta di Con­fin­du­stria con­ti­nen­tale, pre­sie­duta da Emma Marcegaglia.

Tra le per­sone fer­mate — e rila­sciate dopo 6 ore — anche gli ita­liani Beppe Cac­cia, con­si­gliere comu­nale di Vene­zia, e Luca Casa­rini, can­di­dato della lista «L’Altra Europa con Tsi­pras». Insieme a loro molti dele­gati sin­da­cali della con­fe­de­ra­zione belga Cne (di area cristiano-sociale), mili­tanti fran­cesi e tede­schi. «Par­lando fra di noi men­tre era­vamo trat­te­nuti nelle celle — rac­conta Casa­rini al mani­fe­sto — nota­vamo tutti che c’è un inten­si­fi­carsi dell’uso della poli­zia nei con­fronti delle lotte sociali in cia­scun Paese: evi­den­te­mente, i governi rispon­dono ai pro­blemi che sol­le­viamo in modo simile, e cioè chiu­dendo gli spazi di espres­sione demo­cra­tica del dissenso».

Il rila­scio dei 249 è avve­nuto gra­zie a feb­brili con­sul­ta­zioni che hanno coin­volto le auto­rità degli stati d’origine degli atti­vi­sti e quelle del Bel­gio: in par­ti­co­lare, la parola deci­siva l’ha pro­nun­ciata il sindaco-governatore di Bru­xel­les, che ha poteri sull’ordine pub­blico. La deci­sione di rimet­tere «anti­ci­pa­ta­mente» in libertà i fer­mati (che avreb­bero potuto essere trat­te­nuti tra 12 e 24 ore) è stata presa — secondo rico­stru­zioni atten­di­bili — per evi­tare un imba­raz­zante inci­dente diplo­ma­tico a poco più di una set­ti­mana dalle ele­zioni. Che, nel caso belga, saranno non solo euro­pee, ma anche politiche.

La mobi­li­ta­zione di ieri s’inquadrava nelle gior­nate d’iniziativa pro­mosse dalla coa­li­zione euro­pea Bloc­kupy: un «mag­gio di soli­da­rietà» per denun­ciare «l’impoverimento di massa» dovuto all’indirizzo neo­li­be­ri­sta delle poli­ti­che della Troika (Gre­cia inse­gna), che Angela Mer­kel ama pre­sen­tare come «senza alter­na­tiva». Nel mirino del car­tello Bloc­kupy (che rag­gruppa sin­da­cati e cen­tri sociali, par­titi e asso­cia­zioni) c’è in par­ti­co­lare il Ttip, il trat­tato di libero scam­bio Ue-Usa, che si sta nego­ziando al riparo dallo sguardo indi­screto dell’opinione pub­blica. L’urgenza degli atti­vi­sti è stop­pare le trat­ta­tive prima che sia tardi: serve dun­que richia­mare l’attenzione sulla que­stione. Secondo la pro­pa­ganda della Com­mis­sione Ue, il Ttip por­terà immensi bene­fici all’economia, men­tre i cri­tici evi­den­ziano i for­tis­simi rischi: ad esem­pio, l’abbassamento degli stan­dard di pro­te­zione di lavo­ra­tori e consumatori.